Napoli il 26 dicembre 1916
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Questa poesia dal titolo semplice, Natale, fa parte della raccolta L'Allegria, pubblicata nel 1931, nella quale sono confluite le due precedenti opere Il porto sepolto, a cui in origine apparteneva la poesia, e Allegria di naufragi.
A dispetto del titolo che potrebbe evocare stati d'animo gioiosi e di festa, in essa è espressa tutta la stanchezza del poeta che, ottenuta una licenza dal fronte, si trova a Napoli in casa di amici nel dicembre del 1916.
Ungaretti era stato arruolato l'anno prima e dopo pochi mesi assegnato al 19° Reggimento sul Carso. Il 1916 fu l'anno in cui gli austroungarici utilizzarono per la prima volta i gas asfissianti contro le truppe italiane tra il Monte San Michele e il paese di San Martino del Carso. Poco più di un mese dopo, agli inizi di agosto, l'esercito italiano conquistò Gorizia.Ungaretti riuscì a scampare l'eccidio del San Michele perché in quel momento si trovava con il suo battaglione nelle retrovie, a Versa.
In dicembre, come già detto, ottenne una licenza che lo portò a Napoli.
Il testo di questa lirica è giocato sulla contrapposizione tra lo spazio interno, la casa che lo accoglie con il “caldo buono” del camino e il “gomitolo di strade” della città dove il poeta non ha voglia di “tuffarsi”.
Secondo lo stile ermetico, di cui Ungaretti fu uno dei massimi esponenti, i versi sono frammentati per restituire alla parola isolata dal resto tutta la sua pregnanza. Una serie di allitterazioni muovono il ritmo subito spezzato dai numerosi enjambement. Non ci sono rime e il testo procede in maniera quasi prosaica a sottolineare forse l'ordinarietà di una situazione che di ordinario ha ben poco. Questo registro colloquiale e si può dire quotidiano sembra essere la spia di una rassegnazione agli eventi, il risultato di quella stanchezza non solo fisica che la guerra impone all'uomo: lasciatemi così/ come una/cosa/posata/in un/angolo/e dimenticata.
L'analogia conclusiva che evoca il gioco infantile delle capriole giustapponendolo alle capriole di fumo del focolare apre però alla speranza e, ancora una volta, alla vita.